Quanto sono importanti le lingue straniere oggi? Come può il mio bambino imparare un’altra lingua? Come si può essere di aiuto nello studio di una lingua?

“Domani, i nostri bambini giocheranno con le lingue” . Questo ideale perseguito da tutti i genitori è tuttavia lungi dall’essere il caso in Italia. Ora sappiamo che le lingue straniere sono molto importanti, indipendentemente dall’uso che ne facciamo. Recentemente, un giornalista americano del Daily Beast ha persino messo in dubbio le ragioni delle nostre difficoltà nell’esprimersi in inglese, sottolineando ragioni culturali e pedagogiche.

Perché gli italiani hanno così tante difficoltà nell’apprendimento e nella padronanza di una o più lingue straniere? Come è possibile risolverlo? Abbiamo intervistato Grazia Torasso, insegnante di inglese, traduttrice di diversi libri sulla genitorialità e Tour Leader internazionale in vacanze studio per bambini e ragazzi.

Perché è importante imparare una lingua straniera?

Oggi più che mai è essenziale imparare almeno una lingua straniera.. Internet e la globalizzazione hanno contribuito ad abbattere i confini tra le nazioni… avere la padronanza di una lingua straniera significa poter rispondere alle sfide che ci pone la società in cui viviamo, che è sempre più interculturale.

Parlare una o più lingue straniere permette di scoprire nuove culture, comprendere meglio la ricchezza della nostra identità culturale, promuove gli scambi e la mobilità internazionale e apre la mente. Dalla mia esperienza di mamma di due bambini bilingui sono sempre più convinta che i bilingui abbiano un bel dono: una maggiore empatia e una capacità di vedere le cose da una diversa prospettiva.

Purtroppo però, pur essendo condivisa da tutti l’importanza e la necessità di conoscere l’inglese o un’altra lingua straniera, i ragazzi italiani posseggono una competenza linguistica e comunicativa inferiore rispetto ai coetanei europei. Questo dato ci deve far riflettere su come imparano a scuola e su che cosa possiamo fare per aiutarli.

Oggi il plurilinguismo è una delle sfide che l’Italia e l’Unione europea hanno intrapreso. Ed è anche una causa globale per la quale i 146 paesi membri dell’UNESCO si sono impegnati attraverso la Convenzione sulla Protezione e la Promozione della Diversità delle Espressioni Culturali. Sono fiduciosa che noi Italiani sapremo cogliere questa sfida ponendo il massimo impegno nell’insegnamento delle lingue straniere. 

Dove, quando, come imparare una lingua straniera?

“Il luogo migliore per l’apprendimento delle lingue straniere è la nazione in cui è parlata quella lingua, ma si possono benissimo imparare gli elementi fondamentali della lingua e la grammatica già a casa o a scuola, a patto che si seguano alcuni criteri. Il bambino deve apprendere nel modo più naturale possibile e deve essere interessato a ciò che sta imparando. 


Sul quando la mia risposta è: prima si inizia e meglio è! Se in famiglia si ha un genitore o un parente che parla una lingua straniera, questi può iniziare a comunicare fin dalla nascita del bambino nella sua lingua materna. Altrimenti si può aspettare che sia la scuola a impartire le prime lezioni in lingua, e per fortuna adesso in Italia si incomincia già in tenera età.

Spesso i bimbi al nido o alla materna hanno la possibilità di intraprendere dei percorsi ludici in lingua straniera, grazie ai quali familiarizzano con i suoni e i primi vocaboli della lingua che poi studieranno in modo più sistematico nella scuola primaria e poi in quella secondaria. Secondo il Ministero della Pubblica Istruzione, ogni alunno deve essere in grado di comunicare in due lingue straniere alla fine del ciclo secondario.

Purtroppo come ho detto prima la realtà è ben diversa. 
 Il modo migliore per imparare la lingua straniera, a mio parere, è quello ludico: l’apprendimento deve avvenire in modo giocoso e piacevole, quindi attraverso cartoni animati, canzoncine, storie e poi giochi di ruolo, dialoghi eccetera”.

Un soggiorno linguistico può aiutare mio figlio a progredire?

“Certamente! Un viaggio di studio linguistico aiuta moltissimo in questo senso. Non solo a progredire nella conoscenza della lingua straniera, ma anche a rilassarsi in relazione alle difficoltà incontrate a scuola e a riconciliarsi con la lingua stessa. Ho lavorato per vari anni come Leader di gruppi in vacanza studio in Inghilterra e posso testimoniare che, in seguito a un soggiorno linguistico, i ragazzi tornano a casa più sicuri di sé e più maturi, oltre che più ben disposti verso l’apprendimento di quella lingua straniera.

Ovviamente un soggiorno linguistico di 2 o 3 settimane, ad esempio durante le vacanze estive, può fare la differenza, purché si scelga la formula più adatta alle proprie esigenze. Agli alunni della scuola primaria e del primo anno della scuola secondaria di primo grado, ad esempio, io consiglio di iniziare con viaggi più brevi, di una settimana o al massimo due, e di soggiornare in un College, che rimane un ambiente più protetto, in cui il leader riesce a mantenere sotto controllo tutti i suoi alunni.

Quando i ragazzini sono un po’ più grandicelli, invece, trovo più efficace affidarsi a un soggiorno più prolungato – almeno tre settimane – con pernottamento in famiglia. In questo modo, l’apprendimento è assicurato da una interazione giornaliera con i membri della famiglia ospitante e, quindi, nell’ambiente naturale per eccellenza. Spesso poi, si instaurano dei bellissimi legami con le famiglie ospitanti e così, grazie a internet, i ragazzi mantengono facilmente i contatti attraverso messaggi di posta elettronica in lingua – altra bella occasione per non perdere l’allenamento e i livelli raggiunti!

Per non parlare delle amicizie che si stringono tra i partecipanti delle vacanze studio! Sono esperienze davvero stupende che rimangono nel cuore per tutta la vita e vanno ben oltre il mero apprendimento dell‘inglese!”.

E tu, cosa farai questa estate?
Scegli un campo estivo in lingua inglese in Italia, oppure parti per il mondo con una vacanza studio all’estero!

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News Le lingue straniere per i bambini: da utili a fondamentali. Intervista all’esperto

Le lingue straniere per i bambini: da utili a fondamentali. Intervista all’esperto

Quanto sono importanti le lingue straniere oggi? Come può il mio bambino imparare un’altra lingua? Come si può essere di aiuto nello studio di una lingua?

“Domani, i nostri bambini giocheranno con le lingue” . Questo ideale perseguito da tutti i genitori è tuttavia lungi dall’essere il caso in Italia. Ora sappiamo che le lingue straniere sono molto importanti, indipendentemente dall’uso che ne facciamo. Recentemente, un giornalista americano del Daily Beast ha persino messo in dubbio le ragioni delle nostre difficoltà nell’esprimersi in inglese, sottolineando ragioni culturali e pedagogiche.

Perché gli italiani hanno così tante difficoltà nell’apprendimento e nella padronanza di una o più lingue straniere? Come è possibile risolverlo? Abbiamo intervistato Grazia Torasso, insegnante di inglese, traduttrice di diversi libri sulla genitorialità e Tour Leader internazionale in vacanze studio per bambini e ragazzi.

Perché è importante imparare una lingua straniera?

Oggi più che mai è essenziale imparare almeno una lingua straniera.. Internet e la globalizzazione hanno contribuito ad abbattere i confini tra le nazioni… avere la padronanza di una lingua straniera significa poter rispondere alle sfide che ci pone la società in cui viviamo, che è sempre più interculturale.

Parlare una o più lingue straniere permette di scoprire nuove culture, comprendere meglio la ricchezza della nostra identità culturale, promuove gli scambi e la mobilità internazionale e apre la mente. Dalla mia esperienza di mamma di due bambini bilingui sono sempre più convinta che i bilingui abbiano un bel dono: una maggiore empatia e una capacità di vedere le cose da una diversa prospettiva.

Purtroppo però, pur essendo condivisa da tutti l’importanza e la necessità di conoscere l’inglese o un’altra lingua straniera, i ragazzi italiani posseggono una competenza linguistica e comunicativa inferiore rispetto ai coetanei europei. Questo dato ci deve far riflettere su come imparano a scuola e su che cosa possiamo fare per aiutarli.

Oggi il plurilinguismo è una delle sfide che l’Italia e l’Unione europea hanno intrapreso. Ed è anche una causa globale per la quale i 146 paesi membri dell’UNESCO si sono impegnati attraverso la Convenzione sulla Protezione e la Promozione della Diversità delle Espressioni Culturali. Sono fiduciosa che noi Italiani sapremo cogliere questa sfida ponendo il massimo impegno nell’insegnamento delle lingue straniere. 

Dove, quando, come imparare una lingua straniera?

“Il luogo migliore per l’apprendimento delle lingue straniere è la nazione in cui è parlata quella lingua, ma si possono benissimo imparare gli elementi fondamentali della lingua e la grammatica già a casa o a scuola, a patto che si seguano alcuni criteri. Il bambino deve apprendere nel modo più naturale possibile e deve essere interessato a ciò che sta imparando. 


Sul quando la mia risposta è: prima si inizia e meglio è! Se in famiglia si ha un genitore o un parente che parla una lingua straniera, questi può iniziare a comunicare fin dalla nascita del bambino nella sua lingua materna. Altrimenti si può aspettare che sia la scuola a impartire le prime lezioni in lingua, e per fortuna adesso in Italia si incomincia già in tenera età.

Spesso i bimbi al nido o alla materna hanno la possibilità di intraprendere dei percorsi ludici in lingua straniera, grazie ai quali familiarizzano con i suoni e i primi vocaboli della lingua che poi studieranno in modo più sistematico nella scuola primaria e poi in quella secondaria. Secondo il Ministero della Pubblica Istruzione, ogni alunno deve essere in grado di comunicare in due lingue straniere alla fine del ciclo secondario.

Purtroppo come ho detto prima la realtà è ben diversa. 
 Il modo migliore per imparare la lingua straniera, a mio parere, è quello ludico: l’apprendimento deve avvenire in modo giocoso e piacevole, quindi attraverso cartoni animati, canzoncine, storie e poi giochi di ruolo, dialoghi eccetera”.

Un soggiorno linguistico può aiutare mio figlio a progredire?

“Certamente! Un viaggio di studio linguistico aiuta moltissimo in questo senso. Non solo a progredire nella conoscenza della lingua straniera, ma anche a rilassarsi in relazione alle difficoltà incontrate a scuola e a riconciliarsi con la lingua stessa. Ho lavorato per vari anni come Leader di gruppi in vacanza studio in Inghilterra e posso testimoniare che, in seguito a un soggiorno linguistico, i ragazzi tornano a casa più sicuri di sé e più maturi, oltre che più ben disposti verso l’apprendimento di quella lingua straniera.

Ovviamente un soggiorno linguistico di 2 o 3 settimane, ad esempio durante le vacanze estive, può fare la differenza, purché si scelga la formula più adatta alle proprie esigenze. Agli alunni della scuola primaria e del primo anno della scuola secondaria di primo grado, ad esempio, io consiglio di iniziare con viaggi più brevi, di una settimana o al massimo due, e di soggiornare in un College, che rimane un ambiente più protetto, in cui il leader riesce a mantenere sotto controllo tutti i suoi alunni.

Quando i ragazzini sono un po’ più grandicelli, invece, trovo più efficace affidarsi a un soggiorno più prolungato – almeno tre settimane – con pernottamento in famiglia. In questo modo, l’apprendimento è assicurato da una interazione giornaliera con i membri della famiglia ospitante e, quindi, nell’ambiente naturale per eccellenza. Spesso poi, si instaurano dei bellissimi legami con le famiglie ospitanti e così, grazie a internet, i ragazzi mantengono facilmente i contatti attraverso messaggi di posta elettronica in lingua – altra bella occasione per non perdere l’allenamento e i livelli raggiunti!

Per non parlare delle amicizie che si stringono tra i partecipanti delle vacanze studio! Sono esperienze davvero stupende che rimangono nel cuore per tutta la vita e vanno ben oltre il mero apprendimento dell‘inglese!”.

E tu, cosa farai questa estate?
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